Facciamo un salto indietro.

 0
 0
Share
Ci siamo conosciuti al liceo J. F. Kennedy a Roma. Eravamo compagni di classe. Cominciò tutto con le classiche uscite pomeridiane: un gelato, il cinema e il calcetto. Anche la prima festa fu a casa mia. In maschera. Leggi

Meno uno al “Giorno dei giorni”

 0
 0
Share
Quando mi ripresentai al carrello con carta igienica e salviettine venni squadrato dai miei amici. Vincent aveva un’espressione tra il corrucciato e il divertito. – “Goush, ma quanto caghi? Che dobbiamo farci con settantadue rotoli di carta igienica e settecentocinquanta salviettine profumate?” Trancio era piegato in due dalle risate. Leggi

D-Day - Da Roma a Merano

 0
 0
Share
Sbrigate le pratiche ci fu mostrato il Ducato: bianco, alto, largo, grosso. Nove posti, tre file. Sei marce più la retro. Una bestia. La prima cosa che pensai mentre mi preparavo a fare manovra fu: “E ora come lo sposto senza scatenare una guerra?” La seconda fu più pragmatica: “Dove diavolo hanno messo il freno a mano?”. A sinistra del guidatore. Leggi

Da Merano a Kassel

 0
 0
Share
- “Ma come ci sistemiamo per la notte?” Domanda lecita quella di Vincent. - “Facile, due sui sedili e due per terra tra la prima e la seconda fila e tra la seconda e la terza, spostiamo spesa e tenda. Io posso dormire dietro, chi altro dorme per terra?” - “Ci dormo io Trancio. E Liuti e Vincent dormono sui sedili. Ok?” - “Si perfetto. Prepariamo questi giacigli allora”. Io e Trancio liberammo il pavimento di Rorbu (così avevamo chiamato il Ducato) e ci incastrammo nei due claustrofobici canyon di sedili e acciaio. Leggi

Da Kassel a Copenaghen

 0
 0
Share
L’improvvisa apparizione del mio “zombesco” faccione fece quasi prendere un infarto a un ignaro tedesco. Tutto si sarebbe aspettato tranne veder comparire due baffi, con intorno un volto inumano, sbucare fuori dalle viscere di un Ducato. Leggi

Copenaghen

 0
 0
Share
Il campeggio era una landa desolata. Un enorme prato alla mercé delle intemperie. Procedevamo con il Ducato a passo d’uomo nel viale sterrato quando Liuti, con aria preoccupata, abbassò il finestrino per guardare meglio. In realtà tutti avevamo cambiato espressione. - “Goush, ma quella è la nostra tenda?” - “Temo di si, Liuti. Temo fosse proprio la nostra”. Il nostro ospedale da campo giaceva accartocciato su sé stesso. Un ammasso informe di tela fradicia. Leggi

Da Copenaghen a Grebbestad

 0
 0
Share
Ripartimmo, sempre con i sacchi a pelo tenuti a penzoloni fuori dai finestrini. Il mio, rivoltato con l’interno di lana pesante tenuto esterno, era ribattezzato “il montone”. Furono molti gli automobilisti incuriositi o spaventati da questa visione. E come biasimarli? Superare un furgone, con quattro disperati a bordo e dei sacchi a pelo appesi fuori dai finestrini liberi di svolazzare, ha il suo impatto sulla rigorosa psiche nordica. Leggi

Da Grebbestad a Oslo

 0
 0
Share
Dopo un’ora di ricerca incappammo nell’ostello. Non c’era posto. O meglio il posto volendo poteva esserci. Ci proposero una “class-room”: un’aula del college in un’ala dell’edificio. Se ci fossimo accontentati di due letti e quattro materassi di gommapiuma buttati per terra ci avrebbero sistemato là. Leggi

Oslo

 0
 0
Share
- “Anche io sono capace di aprire un museo se ci metto le foto. Dico: ‘venite a vedere la Gioconda’ e attacco una cartolina sul muro.” - “Sei un genio Goush; ora la vogliamo finire di dire stupidaggini?” Leggi

Da Oslo a Bergen

 0
 0
Share
Il sole tornò a splendere nel momento giusto. Sulle montagne intorno a noi c’erano sprazzi di neve qua e là. Un tratto della statale era chiusa per lavori. Il traffico alternato ci obbligò a una sosta di venti minuti. Ne approfittammo per fare una piccola escursione. La vista sulla vallata era eccezionale e il cielo finalmente azzurro si specchiava su un laghetto ai margini della strada. Leggi

Bergen

 0
 0
Share
Ricominciarono gli assaggi […] non si rifiuta mai il cibo gratis. Arrivò il proprietario del banco, un immigrato pugliese. Aveva capito benissimo la nostra tattica per mangiare a scrocco, allontanò la ragazza e ci propose un bel pranzo a base di pesce fresco, tutto cucinato sul momento, davanti ai nostri famelici occhi. Leggi

Da Bergen al Sognefjord

 0
 0
Share
I norvegesi, forse annoiati dal tempo di percorrenza, forse in preda ai soliti trip allucinogeni, tipici di quando costruiscono tunnel, anche in questo caso ebbero una trovata bizzarra: all’interno della galleria misero luci al neon colorate, blu, verdi e rosse. Questa pensata trasformò il suo semplice e noioso attraversamento in un’esperienza psichedelica. Leggi

Jostedalsbreen Nasjonalpark

 0
 0
Share
Ci incamminammo verso il ghiacciaio. […] Liuti ci rimise un ginocchio. Scivolò su un masso reso viscido dalla pioggia e si procurò un bel buco tondo. La piccola ferita grondava una quantità imbarazzante di sangue, soprattutto in rapporto alle dimensioni irrisorie del taglio. Con i jeans arrossati e i fazzoletti legati sul ginocchio con il cordino della felpa, lo zoppicante Liuti appariva come un reduce di guerra. - “Mi hanno beccato Goush, un colpo alla gamba.” - “Liuti, ma stai zitto. Piuttosto guarda la fasciatura che ti ho fatto, un capolavoro”. Leggi

Strada dei Troll e dell'Atlantico, fino a Trondheim

 0
 0
Share
Trovammo uno spiazzo vicino a un sentiero nel bosco e montammo entrambe le tende, sarebbe stato il banco di prova per il nostro ospedale da campo, rattoppato con lo spago alla baita dell’ubriaco. Ci eravamo appena sistemati quando ci imbattemmo in un cacciatore di ritorno a casa. - "Possiamo campeggiare qui per questa notte?" - "Non lo so, dovete chiedere a Olav, la proprietà è sua”. Lo prendemmo come un si. Leggi

Trondheim

 0
 0
Share
- “Mica vorremmo lasciare inutilizzato il campo da calcetto?” - “Non sia mai detto, Goush.” - “Bene.” - “E dopo la partitella, bagnetto al mare.” - “Trancio, te sei matto come una seppia. Ci sto.” Leggi

Da Logtun alle regioni settentrionali

 0
 0
Share
Mi precipitai su Rorbu, ma presi male le misure. […] Con la portiera aperta, il balzo per entrare fu troppo esuberante, ciò mi portò a dare una capocciata di inaudita violenza contro il tetto del Ducato. Con le lacrime agli occhi, non sapevo se mettermi a ridere per l’accaduto o a piangere per il dolore. […] - “Già era rincoglionito prima, figuriamoci ora.” - “Ecco bravi, sparate sulla croce rossa”. Leggi

Dal Torghatten al circolo polare artico

 0
 0
Share
Liuti dava qualche flebile segno di risveglio. Si era tirato su, tanto per cominciare, ma se ne restava seduto nel Ducato ciondolando la testa, con il sacco a pelo fino alla vita in stile copertina della nonna. Lo sguardo era fisso nel vuoto. - “Guardate Liuti in versione ‘Nonno autismo’.” - “Si, è il nuovo bambolotto della Fisher Price”. Leggi

Da Bodo alle Lofoten

 0
 0
Share
- “Liuti, lo sai cosa ci vorrebbe ora?” - “Una bella dormita Goush?” - “Anche, ma soprattutto un po’ di miele di renna. Tu non vorresti del miele di renna Liuti? - “Goush, che stai dicendo? Le renne mica fanno il miele. Smettila di delirare.” - “No, no Liuti. Ucciderei per un po’ di miele di renna.” Leggi

Lofoten

 0
 0
Share
L’acqua era gelata, ma limpidissima. Con qualche mora selvatica raccolta qua e là facemmo uno spuntino. Trancio avvistò una vecchia barca a remi poco lontano. - “Chi viene a fare un giretto in barca?” Leggi

Lofoten

 0
 0
Share
- “Pronto mammina, ciao.” - “Ciao, come va?” - “Insomma, stiamo mangiando.” - “Noi abbiamo appena finito un’ottima parmigiana di melanzane.” - “Mammi’, ma vaffanculo! Noi stiamo mangiando a crudo tonno, fagioli e passata di pomodoro fredda. E siamo vicino a dei bagni pubblici, districandoci tra l’uragano Kathrina e la puzza Leggi

Lofoten

 0
 0
Share
- “Ragazzi, non sentite puzza di gas?” - “Arnù, in effetti…” - “Si, ora la sento anche io, forse è meglio fermarsi.” - “Non forse Liuti, dobbiamo fermarci sicuramente. Appena trovo una piazzola accosto. Intanto i signori passeggeri sono pregati di spalancare tutti i finestrini e di non fumare”. Leggi

Dalle Lofoten a Tromso

 0
 0
Share
Riordinare aveva altri vantaggi, tirando fuori tutto e risistemando gli zaini per ottimizzare gli spazi, si potevano scoprire cose ignorate dall’intera comunità scientifica. - “Ragazzi, ho trovato un giacimento di calzini puliti. Ho risolto una buona parte dei miei problemi.” Leggi

Da Tromso a Alta

 0
 0
Share
- “Goush, la vogliamo fare una stronzata? Voglio creare un sistema unico ‘tenda-Ducato’. Montiamo la tenda sfruttando Rorbu. L’obiettivo è essere collegati, gli montiamo la tenda sopra.” Tramite un complicato gioco di elastici e funi, collegammo l’entrata della verandina al portabagagli, sul quale erano montati due dei quattro pali della verandina. Da lì partivano le corde, assicurate alle maniglie delle portiere e quindi picchettate al terreno.[…] Un capolavoro. Leggi

Avvicinandoci a Nordkapp

 0
 0
Share
Il resto della mattinata e del primo pomeriggio lo passammo al museo di Alta. Il ragazzo alla biglietteria era italiano, ma non ci sembrò un tipo molto sveglio. - “Ragazzi, fuori potrebbe essere un po’ umido”. Considerata la pioggia incessante, trattenemmo a stento gli insulti. Leggi

Finalmente Capo Nord

 0
 0
Share
Alle 17:11 del 23 agosto 2008 avevamo finalmente raggiunto l’agognata meta. Fomentati dall’arrivo a Nordkapp, dalle note della “Cavalcata delle valchirie” e di “We are the champions”, dal perfetto sincronismo tra viaggio e musica, ci lasciammo andare a esultanze sguaiate. Leggi

A piedi più a nord di Nordkapp

 0
 0
Share
Poco dopo le otto di sera, con le scarpe fradice e zozze di fango, stanchi e affamati, giungemmo al caro Rorbu. Arnù si abbandonò alla forza di gravità, lasciandosi cadere sul brecciolino. Si sfilò a fatica le scarpe e restò sdraiato a quattro di bastoni. Leggi

Tornare al sud

 0
 0
Share
Non avevamo ancora lasciato l’isola di Magerøya quando la nostra marcia fu interrotta da un branco di renne. - “Ci guardano con fare di sfida.” - “Stupide renne, levatevi di mezzo.” - “Ma che state facendo? Brucate l’asfalto? Rincoglionite, non è erba.” Leggi

Dalla Finlandia alla Svezia

 0
 0
Share
- “Ma l’avete visto quel cartello stradale?” - “Si, quindici lettere di cui otto ‘a’, che tra l’altro è l’unica vocale presente.” - “Solo in Finlandia potevano chiamare una città Aavasaksanvaara”. Occupammo una fermata dell’autobus in pieno giorno e ci mettemmo a cucinare. L’odore del soffritto di cipolla credo aleggi ancora lì intorno. Leggi

Direzione Stoccolma

 0
 0
Share
Verso le otto e mezza entrammo trionfanti a Stoccolma. Trionfanti per poco. La più bella città scandinava ha la più intricata viabilità mai vista. Iniziammo a girare avanti e indietro, salendo rampe, uscendo da highway cittadine. Già provati dal traffico pomeridiano, prendemmo una decisione unanime: si sarebbe fatto all’italiana. Infrazione dopo infrazione, nel giro di un quarto d’ora riuscimmo dove avevamo fallito nei precedenti quarantacinque minuti. Leggi

Stoccolma

 0
 0
Share
Con un repentino gioco di avambraccio rovesciai la birra di Arnù. L’avevano appena portata. - “Grazie Goush. Questi erano i miei ultimi pantaloni puliti.” - “Prego Arnù. Se ti può consolare, anche questi erano i miei ultimi pantaloni puliti. Mal comune, mezzo gaudio…” - “Non ti si può portare in giro”. Leggi

Stoccolma

 0
 0
Share
L’ambiguità era di casa un po’ ovunque, soprattutto nei locali. Un ragazzo in frak e scarpe da ginnastica, nascondeva i capelli rasta sotto il cappello a cilindro. E portava a spasso un pesce rosso in una vaschetta cubica. Leggi

Da Stoccolma a Malmoe

 0
 0
Share
- “C’è un problema: abbiamo finito i piatti.” - “Quindi ci tocca mangiare come animali”. Liuti infilò gli spaghetti nella tazza di porcellana da caffèllatte, sembrava uno di quei pasti pronti da cartone animato giapponese; Chiara, Trancio e Vincent si divisero le diverse ciotole. Le differenti misure li facevano apparire come i tre orsi di Riccioli d’Oro: Vincent il più grande, con la sua ciotolona; Trancio l’orso intermedio e Chiara con la scodella più piccola. Io mangiavo dalla padella del sugo e Arnù dalla pentola. Un’immagine pietosa, fotografia del nostro crescente degrado. Leggi

Da Malmoe alle vicinanze di Norimberga

 0
 0
Share
Non avevamo una meta precisa per la giornata. Sapevamo solo una cosa: più saremmo andati avanti, più chance avremmo avuto di passare una giornata a Monaco di Baviera. Poco dopo le dieci accendemmo il motore di Rorbu; quel giorno avrebbe macinato parecchia strada. Leggi

Monaco di Baviera

 0
 0
Share
Dopo una breve chiacchierata con alcuni irlandesi, ci avviammo verso il campeggio. L’elevato tasso alcolico ci suggerì di renderci molesti. Appallottolato il mio K-Way, iniziammo a giocare a rugby per le vie del centro. Leggi

Da Monaco all'Italia

 0
 0
Share
L’Olympiastadium si poteva visitare pagando il biglietto e girando sugli spalti. Oppure si poteva fare come noi: entrare di straforo sul terreno di gioco passando dal garage. Dal campo poi si passava alle panchine e dalle panchine alle tribune. Bastava solo una gran faccia tosta. Leggi

Di nuovo a casa

 0
 0
Share
Alle cinque e mezza eravamo alle porte di Roma. - “Sentite i clacson.” - “Un suono sconosciuto oltre le alpi. Bentornati a casa”. Ci fermammo davanti al Colosseo per l’ultima fotografia. Noi quattro, Rorbu, il foglio di carta celebrativo dei dodicimila chilometri e l’anfiteatro Flavio sullo sfondo. Barba incolta, capello ribelle: eravamo sfatti, trasandati, stanchi e sorridenti. Eravamo a casa. Leggi